Coppia e Matrimonio.

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In questa pagina troverete argomenti e attività che riguardano la coppia e il Matrimonio.

1)

COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE

LA DOTTRINA CATTOLICA SUL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_1977_sacramento-matrimonio_it.html

 

2)

Famiglia, centro e cuore pulsante della società e della Chiesa! 

Fonte https://www.facebook.com/Papaboys/photos/a.153369048060865.34742.139723186092118/982002031864225/?type=3&theater

3)

Cardinal Schönborn : “Il sacramento del matrimonio è anche un percorso di conversione”

4)

“Dammi una buona ragione per sposarmi…”

…abbattere il proprio “ego” risponde il padre.

 

5)

http://www.it.josemariaescriva.info/articolo/opus-dei-fondatore-san-josemaria-escriva-10-domande-sul-matrimonio?fref=gc#Ci

 

http://opusdei.it/it-it/article/10-frasi-di-papa-francesco-sulla-famiglia/?fref=gc

 

http://opusdei.org/it-it/article/vivere-il-sogno-d-amore-insieme-e-per-sempre/?fref=gc

 

6)

Don Panzeri 1+1=3 (parte 1, 2 e 3)

 

7)

Teologia del corpo

Questo il sito: http://chastityproject.com/

 

8)

Matrimonio e castità, una testimonianza:
Una coppia racconta la propria vita matrimoniale e il valore della castità nella conoscenza reciproca
(di Luca Bortoli e Sabrina Lavorini)

Dobbiamo ammettere da principio un paio di cose. La prima: vivere una relazione a distanza, almeno nelle prime fasi, aiuta. Questa è se non altro la nostra esperienza. La seconda: a venti giorni dal matrimonio viviamo molte aspettative e curiosità, anche qualche piccolo timore, da un lato, una certa tranquillità e una buona dose di fducia dall’altro. Di cosa stiamo parlando? Di sessualità, come avrete capito. Sei mesi di lontananza appena conosciuti, con una serie graduale di contatti da sporadiche mail a frequenti telefonate, passando per una quantità di lettere scrite a mano, ci ha aiutato a intuirci, a scoprirci, a conoscerci da un’incrinatura della voce, da un concetto rimarcato nello scritto. Ci ha consentito di studiare il tono di ogni frase, di lasciarci solleticare dalla diversità degli accenti, quello veneto spinto di Luca e il massese addomesticato di Sabrina.Così ha preso forma e si è rafforzata la nostra decisione di procedere sulla via della castità, fino al giorno del matrimonio. La castità, sostenuta dalla fede cristiana per vivere la propria sessualità è spesso associata alle parole sacrificio, rinuncia, obsoleta, superata. Noi con la nostra vita di giovani uomo e donna che si amano possiamo dire che è una proposta che libera, che genera verità e punta all’essenziale della persona. Libera perché alla fine la scelta di stare con quella precisa persona parte da ciò che è, che pensa, che prova, che osserva e che comprende seppur dall’altro capo di una cornetta a 350 chilometri di distanza. Non è più una scelta solo per qualcosa che lui o lei ti può dare o far provare. Abbiamo sperimentato che la libertà dalle aspettative e dalla smania del possesso è preziossima. Genera verità perché invita a costruire dialoghi verbali e non verbali veri, incondizionati. Lancia la coppia in una condivisione continua che passa attraverso la ricerca del vero piacere reciproco perché è quello che di più desideri. Punta all’essenziale perché porta ad assaporare la pienezza dell’altra persona, nei suoi pregi e difetti; e ad amarla così come è, permettendo di dare i giusti valori o pesi alle tante “realtà” che ognuno di noi porta in sé. Alla fine, con una punta di provocazione si tratta di rispondere a questa domanda: “ha più valore come sai capirmi o come riesci ad eccitarmi?”. Sono certamente entrambe cose importanti, ma non stanno sullo stesso piano. Non per noi, almeno. Castità poi non è mancanza di desiderio, non è paura del proprio corpo o, peggio ancora, timore del giudizio di Dio; è una prospettiva d’amore per due persone che si scoprono e si rispettano e che si scelgono ogni giorno. A quanto abbiamo capito fino a questo punto del cammino questo varrà anche nel matrimonio, quando tutto può apparire lecito e doveroso. La castità continua perché permette di vivere pienamente e scambievolmente la propria sessualità per quello che è: un grande dono di Dio. Come coppia cristiana che si avvicina al matrimonio sentiamo di affidare al Signore anche la nostra sessualità perché diventi per noi momento di grande condivisione anche fisica del nostro amore, consapevoli però che si tratta solo di una delle colonne che sosterranno la nostra relazione.

Fonte https://www.facebook.com/photo.phpfbid=255956804565683&set=gm.10151889867256835&type=3&theater

 

9)

Castità prematrimoniale, ragioni naturali prima che religiose:

Una frase oggi spesso ricorrente è questa: “la castità prematrimoniale è ormai qualcosa di superato che solo la Chiesa si ostina a proporre ai fidanzati”.
Nella mentalità comune non c’è nulla di più normale che i giovani fidanzati si comportino come se fossero già sposati.
Ma la castità è in realtà qualcosa che attiene alla natura dell’uomo e risponde ad un’esigenza profonda del suo cuore, perché possa realizzarsi pienamente. Per una riflessione sul tema, dunque, è possibile partire da un discorso eminentemente razionale, prima che religioso.

1) La ragione ci fa per prima cosa chiedere cosa sia l’atto sessuale.
Esso è l’atto di donazione massima e totale che più intimamente lega un uomo e una donna.
Ogni atto sessuale compiuto al di fuori di questa prospettiva (donazione totale e massima) è dunque una bugia e fa smarrire la verità di quest’atto.
Infatti se questo gesto è vero – cioè espressivo del fatto che uno dona tutto se stesso all’altro – può donarsi corporalmente solo quando è già avvenuta la donazione vicendevole attraverso il consenso nuziale.
Il sì che un uomo e una donna si dicono nel momento del matrimonio è un sì che li cambia in profondità: essi diventano uno proprietà dell’altro, diventano un noi per sempre. Finché non c’è questo sì, i due non sono ancora una cosa sola, non sono ancora uno dell’altro.
Risulta allora abbastanza chiaro che la persona, in un rapporto prematrimoniale, finga di donarsi in totalità, proprio perché esclude volutamente la totalità del dono. Se la persona si riservasse la possibilità di decidere altrimenti per il futuro… non si donerebbe totalmente.

2) Una constatazione di buon senso: il sesso unisce. Crea cioè subito tra gli amanti un’unione affettiva, psichica, emotiva, intima e speciale che nessun’altra relazione è in grado di eguagliare. Il sesso produce un legame, poiché il corpo parla un linguaggio che va anche al di là delle intenzioni coscienti del partner. Ora, poiché questo legame nasce più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno, più il legame con ognuno si fa più debole. Il sesso prematrimoniale aumenta infatti drammaticamente le chance di divorzio.

3) Saper aspettare irrobustisce il legame coniugale, perché è proprio nell’attesa, se i due sono veramente consapevoli delle loro scelte, e non nella consumazione immediata degli istinti, che si consolida il rapporto e cresce la responsabilità ed il rispetto dell’uno verso l’altro. Si incrementa così l’amore quello vero.

4) Esiste un nesso intrinseco fra il sesso e il rapporto stabile tra uomo e donna. Dunque è innaturale creare, attraverso il rapporto sessuale, un’intimità così forte per poi romperla. Ciò avverrà a prescindere dalle intenzioni delle persone: il significato oggettivo del sesso è infatti più importante – prevale – sul significato soggettivo. Il don Giovanni impenitente può credere soggettivamente che nessun rapporto è per lui realmente importante, ma non può evitare che ciascuno di quei rapporti lasci segni profondi nella struttura più intima della sua persona. C’è un fatto inequivocabile: l’effetto unitivo automatico del sesso.

5) Il rapporto sessuale prematrimoniale determina un accecante “effetto valanga”, poiché è così affettivamente forte da annebbiare la scelta della persona. Il fidanzamento è tempo di verifica della scelta, tant’è vero che si può ancora ripensarci.
Ebbene, se il rapporto sessuale lascia insoddisfatti, conduce facilmente a premature ed erronee ipotesi di incompatibilità mentre, invece, le due persone potrebbero essere fatte per sposarsi e, attraverso una più matura e profonda conoscenza reciproca, potrebbero raggiungere un affiatamento i cui riscontri positivi si riprodurrebbero anche sull’atto sessuale, perché l’affiatamento sessuale (lo dice la psicologia) è una conseguenza del dono di sé.
Se, viceversa, il rapporto risulta soddisfacente, porta ad idealizzare l’altra persona in modo entusiastico e a minimizzare le differenze esistenti, nell’illusione che le differenze (di carattere, interessi e visione della vita) si possano facilmente superare, mascherando così effettive incompatibilità pronte ad esplodere dopo il matrimonio.
L’atto sessuale prematrimoniale può dunque non di rado impedire una vera e profonda conoscenza, e può portare persone molto diverse (talvolta finanche incompatibili) a continuare a stare insieme e magari a sposarsi, aumentando il rischio di sfacelo dell’unione matrimoniale.
L’unione sessuale cementa il rapporto tra un uomo e una donna, ma solo se si svolge al termine di un lungo percorso di conoscenza reciproca e di elaborazione di un progetto, altrimenti può avere un effetto contrario, cioè può portare a far poggiare il rapporto su qualcosa di fragile. Se faccio una colata di cemento sui muri in mattone di una casa in costruzione irrobustisco la casa stessa, ma se faccio la colata di cemento sui muri di paglia di una capanna distruggo la capanna.
La scienza conferma quanto fin qui detto. Lo studio, realizzato dagli studiosi della Brigham Young University’s School of Family Life guidati da Dean Busby e pubblicato sul Journal of Family Psychology, ha dimostrato che le coppie che esercitano la castità prima del matrimonio – rispetto a quelle che sperimentano la dimensione sessuale prima delle nozze – hanno una stabilità di coppia maggiore del 22%, una soddisfazione nella relazione superiore del 20%, una qualità del rapporto sessuale migliore del 15% e la comunicazione all’interno della coppia è stata valutata migliore del 12%.
In base alla ricerca, le coppie che demandano la scoperta sessuale alla prima notte di nozze si concentrano maggiormente su altri fattori di conoscenza, come il dialogo. Al contrario, le coppie che anticipano l’esperienza sessuale vivono una relazione meno profonda dal punto di vista intellettuale, quindi sviluppano meno la comunicazione, che è alla base di un rapporto solido e duraturo. Sembra, infatti, che a essere davvero indispensabile per una coppia felice, a differenza di quanto pensano in tanti, non sia il sesso ma il dialogo, la capacità di raccontarsi, confidarsi, condividere i problemi. Sono proprio questi gli elementi che creano la giusta complicità che dà stabilità alla coppia (Lo studio è pubblicato su Il Sole 24 ore).

6) Talvolta si giustificano questi gesti dicendo che la celebrazione del matrimonio sarebbe una pura formalità, perché la cosa che più conta è l’affetto vicendevole.
L’errore del ragionamento sta nella premessa: è vero certamente che l’affetto o la volontà di stare insieme è elemento di primaria importanza perché, se mancassero, il matrimonio sarebbe nullo. Ma anche in casi simili, il sesso avverrebbe al di fuori di una decisione di esclusività e permanenza.
Non è vero che il consenso matrimoniale (la celebrazione) sia solo una formalità, perché è un momento decisivo per la vita dei due: prima del consenso sanno di essere liberi e di non appartenersi ancora definitivamente (e a tal proposito va detto con chiarezza che non necessariamente il vaglio avvenuto durante il fidanzamento implica le nozze. Non ci sono e non ci devono essere fedine o promesse ufficiali che tengano: se si scopre a partire da valori e prospettive importanti che si è incompatibili, è un atto di giustizia, superare le illusioni, ringraziandosi vicendevolmente e slegarsi).
Dopo il consenso sono, e sanno di essere, ormai una cosa sola.
Solo il matrimonio è cosi forte ed esclusivo – e centrato sulla capacità dell’uomo di amare integralmente la persona – da giustificare, cioè rendere giusto di fronte agli uomini e a Dio (per il credente), l’atto sessuale che diventa una espressione intima dell’amore che i due si sono reciprocamente promessi nel patto matrimoniale. Al di fuori del matrimonio il sesso è una sorta di “furto” perché i due non si appartengono. La castità prematrimoniale è dunque il percorso propedeutico alla comprensione della vera essenza del matrimonio. Non si può capire l’indissolubilità matrimoniale se si rifiuta il valore della continenza prima delle nozze.

7) Quanto alla tesi del sesso come “prova d’amore”, l’amore non si prova. L’amore per sua indole si vive giornalmente nell’impegno e nel sacrificio che le vicissitudini della vita riservano; ecco perchè il rapporto prematrimoniale non può in nessun caso provare alcuna compatibilità o meno tra i partners. Inoltre, provare una persona significa ridurla ad oggetto.

8) La convivenza “di fatto” è, in tal senso, l’abbaglio più clamoroso per le coppie moderne: infatti, esse pensano in questo modo di “provare” il matrimonio, mentre la convivenza è tutto fuorché una prova di matrimonio, poiché manca della responsabàlità di una vita altrui per tutta la vita, che è tipica solo della promessa matrimoniale.
Come scrivono Arturo Cattaneo, Paolo Pugni e Franca Malagò, c’è una bella differenza tra coniuge e compagno: l’uno – da cum e iugum è colui con il quale divido il giogo; l’altro – da cum e panis – colui con il quale divido il pane. Un conto è condividere il pranzo – esperienza aperta ai più svariati incontri – e un conto è mettere in comune la sorte e tutto se stesso. L’amore dei conviventi è tutto tranne che libero; perché un amore libero da impegni è un controsenso. Il motto implicito di ogni convivenza è: “fin che dura”.

9) Con i rapporti prematrimoniali i fidanzati si consegnano e si abituano a consegnarsi a chi loro non appartiene.
Di fronte ad un giovane che ha rapporti prematrimoniali con la sua ragazza, occorre farlo riflettere: se vuoi bene alla tua ragazza e anche a te stesso, abitua la tua ragazza a non consegnarsi a chi non le appartiene. Perché se la abitui a consegnarsi a chi non le appartiene mediante rapporti prematrimoniali, sarà facile che lei un giorno si consegni ad altri che non le appartengono. La fedeltà coniugale (e anche prematrimoniale) non si improvvisa, ma va preparata. Il fidanzamento serve anche a questo.
I rapporti prematrimoniali costituiscono spesso una premessa per l’infedeltà successiva e la rottura del futuro matrimonio. Come dicevamo, una casa, per rimanere in piedi, ha bisogno di fondamenta proporzionate. Ugualmente anche il matrimonio, per resistere a tutte le intemperie e anche ai terremoti, ha bisogno di fondamenta solide. Con i rapporti prematrimoniali si mette come fondamento del matrimonio il capriccio e la superficialità. Mentre il futuro matrimonio ha bisogno della solidità e della fermezza di carattere dei due.

10) Non va dimenticato poi che i rapporti sessuali sono potenzialmente procreativi. Questo significa che il rapporto sessuale, a differenza di altre manifestazioni di affetto che investono solo i due che si amano, coinvolge potenzialmente una terza persona che ha il diritto di nascere in una unione stabile e che fuori del matrimonio viene procreata irresponsabilmente.
Perché la relazione sessuale sia seria e responsabile si richiede un legame oggettivo preesistente.
E questo proprio perché l’atto ha una intrinseca destinazione a suscitare la vita.
Il matrimonio suggella la completa e definitiva donazione di sé all’altro e, dunque, solo allora si giustifica quella più intima e profonda donazione di sé che si concreta, anche, nella potenzialità procreativa dell’atto sessuale.

11) Nonostante queste argomentazioni, resta oggi molto difficile convincere le persone che è meglio sforzarsi di rimandare a dopo le nozze. Ma i fatti della legge morale sono molto più evidenti nel lungo periodo. Può darsi che ad alcune generazioni possa sfuggire una verità morale. Ma di fronte al lungo cammino della storia, la verità si impone: una società non casta è ricca di divorzi e povera di figli.

12) Si tratta solo di riconoscere che l’amore non è gioco, ma dono totale di sé che edifica una società a partire dall’adesione alla realtà e dal riconoscimento morale dell’essere persona, e non individui o cose. Si tratta cioè di riflettere sulla dignità della persona: l’uomo è dotato di un’anima razionale e dunque è superiore al mondo animale. E’ in grado di dominare i suoi istinti e può dunque evitare di farsene sopraffare.
Queste considerazioni sono frutto della riflessione razionale filosofica, che può per esempio essere rintracciata nei filosofi pagani dell’antichità come Platone, Epitteto, Plinio il Giovane, Musonio Rufo e Seneca, e ci danno la certezza che l’uomo non nel libertinaggio e nella de-responsabilizzazione realizza sé stesso, ma nella verità dell’ordine morale naturale e nell’impegno di adesione ad esso, sforzandosi di condurre una vita regolata e ordinata.

(nella foto: Jason and Crystalina Evert https://www.facebook.com/JasonandCrystalinaEvert fondatori di Chastity Project) https://www.facebook.com/groups/141726416834/permalink/10153280089391835/

 

10)

https://www.facebook.com/CuoriPuri/  

http://www.cuoripuri.it/

 

11)

“Il matrimonio è come una pianta:non è come un armadio, che si mette lì, nella stanza, e basta spolverarlo ogni tanto. Una pianta è viva, va curata ogni giorno: vedere come sta, mettere l’acqua, e così via.
Il matrimonio è una realtà viva…La vita di coppia non va mai data per scontata, in NESSUNA FASE del percorso di una famiglia.
Perché il dono più prezioso per i figli non sono le cose ma l’amore dei genitori…E intendo proprio l’amore dei genitori tra loro, cioè la relazione coniugale. Questo fa tanto bene a voi e anche ai vostri figli!”.

(Papa Francesco)

 

«Risponderò a quella tua domanda: “Spesso ci sentiamo delusi proprio nell’amore. In che cosa consiste la grandezza dell’amore di Gesù? Come possiamo sperimentare il suo amore?”.

E adesso, io so che voi siete buoni e mi permetterete di parlare con sincerità. Io non vorrei fare il moralista ma vorrei dire una parola che non piace, una parola impopolare. Anche il Papa alcune volte deve rischiare sulle cose per dire la verità. L’amore è nelle opere, nel comunicare, ma l’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone e cioè l’amore è casto. E a voi giovani in questo mondo, in questo mondo edonista, in questo mondo dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarsela bene, fare la bella vita, io vi dico: siate casti, siate casti.

Tutti noi nella vita siamo passati per momenti in cui questa virtù è molto difficile, ma è proprio la via di un amore genuino, di un amore che sa dare la vita, che non cerca di usare l’altro per il proprio piacere. E’ un amore che considera sacra la vita dell’altra persona: io ti rispetto, io non voglio usarti, io non voglio usarti. Non è facile. Tutti sappiamo le difficoltà per superare questa concezione “facilista” ed edonista dell’amore. Perdonatemi se dico una cosa che voi non vi aspettavate, ma vi chiedo: fate lo sforzo di vivere l’amore castamente».

 

12)

Fonte https://www.facebook.com/matrimonioprofezia/photos/a.791830080936259.1073741827.791818150937452/883061071813159/?type=3&theater

13)

 

http://www.benessereearmonia.it/libri/i-5-linguaggi-dellamore-gary-chapman/

 

13) 

Sposati e sii sottomessa – Il libro

 

Sposala e muori per lei – il libro

 

 

14)

Ho 20 anni, sono single, ed ecco cosa mi spaventa della castità

http://catholic-link.org/2016/02/12/a-single-twenty-something-shares-her-most-intimate-concerns-about-dating-relationships-and-chastity/

 

15)

Una corda a tre capi non si rompe tanto presto. (Eccl.4:12)

Di solito, si pensa, che i matrimoni siano formati solo da lui e da lei..
Forse per questo sempre più matrimoni si rompono?
Se hai deciso di sposarti e di costruire la tua famiglia, ricorda che oltre a te e al tuo coniuge è importante che ci sia anche un terzo elemento che vi leghi insieme. Questo terzo elemento è Dio; 
Egli, quale Autore e Architetto della famiglia, non permetterà che questa possa sfaldarsi ma ne garantirà la stabilità e la durata.
Una corda a tre capi non può essere rotta !

#TRUELOVEinJESUS #TrueLove #VeroAmore#Love #Amore

Fonte https://www.facebook.com/trueloveinjesus/photos/a.330441623814609.1073741828.329015557290549/385809608277810/?type=3&theater

 

16)

 

 

 

17)

 

18)
Alta infedeltà, il format sfascia famiglie

di Elisabetta Broli

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-alta-infedelta-il-format-sfascia-famiglie-15688.htm

 

19)

 

Ho preparato un nuovo video sulla settimana per fidanzati non ancora prossimi al matrimonio e single . Vi prego di farlo girare. Questi corsi, in un mondo che propone l’individualismo e la negazione dell’antropologia umana, sono un’ancora di salvezza per tanti. Per me e mia moglie lo sono stati. Scoprire la verità sull’amore, sul fidanzamento e sul matrimonio è decisivo per vivere appieno queste realtà ed essere felici.

Fonte https://www.facebook.com/matrimonioprofezia/videos/923857641066835/?fref=gc&hc_location=ufi

 

20)

https://www.dehoniane.it/search?q=matrimonio

No, l’etica sessuale cattolica non ha avvelenato l’eros…anzi

 

21)
Amoris Laetitia

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html

 

22)

Se amiamo le ragazze, perché chiederci quanto possiamo portarle vicine al peccato? Dovremmo essere più interessati a quanto possiamo condurle vicine a Dio. La purezza non consiste
nel seguire una lista di regole così da evitare l’inferno.
Consiste nel volere il Paradiso per le donne che amiamo.

Jason Evert

 

23)

E la #vita fu!


Gli scienziati hanno scoperto che nel momento in cui uno spermatozoo entra nell’ovuolo e lo feconda dando inizio ad un nuovo essere umano, si sprigiona un breve lampo di luce. Ecco catturato, in un freddo laboratorio, il lampo di luce che accompagna nell’ombra il concepimento di ogni vita. Cosa poi succeda a questi embrioni è il tragico risvolto di una scienza che non ha rispetto della vita umana.

Qui le spettacolari immagini: http://www.telegraph.co.uk/science/2016/04/26/bright-flash-of-light-marks-incredible-moment-life-begins-when-s/

Qui un ottimo commento del blog Berlicche: https://berlicche.wordpress.com/2016/04/28/la-scintilla-della-vita/

24)
25)

Il fidanzamento e il matrimonio sono una “meravigliosa avventura”

La Purezza del Corteggiamento

Padre Maurizio Botta
“A chi si vuole sposare spiego che il matrimonio è un Sacramento per discepoli, quindi sposarsi in Chiesa significa voler essere discepoli di Cristo, e lo dico chiaramente: se una persona sa già, nel proprio cuore, che dopo il matrimonio per esempio non andrà più a Messa è meglio che lasci stare.
Se una persona invece dice sì, e desidera essere discepolo di Cristo, allora deve sapere che il comandamento è “amatevi come io vi ho amato”.
È come se nel Sacramento ti venisse affidato il marito o la moglie con questo comandamento: “Amalo come l’ho amato io”.
A questo punto tiro fuori il crocifisso e ribadisco il concetto: “Cristo vi dona lo Spirito per amare così, in croce, in modo irrevocabile e indissolubile, volete amare così? Sappiate che Dio ama un peccatore fino in fondo e non retrocede mai, così dovete fare anche voi….Allora, siete sicuri? Volete amarvi proprio così?”.
Questo stesso crocifisso lo ritiro fuori quando la coppia viene a dirmi che c’è la crisi, la difficoltà, io attraverso il crocifisso li riporto a chiedere la grazia del matrimonio, li riporto a quella domanda: ma tu vuoi essere un discepolo di Cristo? Il punto centrale è sempre l’identità di Cristo, e io sono schietto: o Cristo è Dio o Cristo è un matto. Se tu ci credi, e vuoi essere suo discepolo, quando sei in fila per la Comunione, riferendoti al tuo sposo o alla tua sposa devi dire: “Voglio amarlo come lo ami Tu”, quindi significa che credi che quello sia il corpo di Cristo e allora io domando ancora: davvero vuoi amarlo così? Fino a farti mangiare?
Questo è il cuore del matrimonio.”
Fonte https://www.facebook.com/costanza.miriano/posts/10208551036726333?fref=gc&hc_location=ufi

Tolkien: il segreto per un matrimonio felice

[…] La nozione moderna di amore è puro sentimento, e si focalizza soprattutto sull’io. Se qualcuno ti eccita, se ti fa palpitare, se sanno affermare l’io e i tuoi desideri, allora si che puoi dire di essere innamorato secondo le definizioni moderne.
Proprio perché era profondamente legato a sua moglie Tolkien rigettava questa idea squallida sull’amore. Egli abbracciava invece l’idea cattolica del vero amore fondato sull’altro — qualcosa che richiede il sacrificio degli istinti naturali e un’azione determinata sulla volontà. […]

La sessualità nel matrimonio cristiano è meravigliosa

Presentazione: IL MATRIMONIO PERFETTO

Ogni tanto salta fuori qualche libro sul matrimonio che propone la risoluzione dei problemi, che analizza la difficoltà della coppia, dà consigli su come educare i figli, che suggerisce strategie per superare le crisi. Ma il libro più efficace esiste già.
E’ stato scritto quasi duemila anni fa ed è tuttora insuperabile: la Lettera agli Efesini. Anzi, mezza paginetta della Lettera.
Lì c’è tutto per vivere il matrimonio perfetto.

https://www.facebook.com/489928787683968/photos/a.489931041017076.116748.489928787683968/1258713707472135/?type=3&theater

Ecco perché la rivoluzione sessuale è una nuova forma di schiavitù

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1723019207949739&set=gm.10153671233741835&type=3&theater

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
ALLA COMUNITÀ ACCADEMICA DEL
PONTIFICIO ISTITUTO “GIOVANNI PAOLO II”
PER STUDI SU MATRIMONIO E FAMIGLIA

Sala Clementina
Giovedì, 27 ottobre 2016

[Multimedia]


 

Eccellenza Reverendissima,
Monsignor Preside,
gentili Professori,
cari alunni,

sono particolarmente lieto di inaugurare assieme a voi questo nuovo Anno Accademico del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, il trentacinquesimo dalla sua fondazione. Ringrazio il Gran Cancelliere, Sua Eccellenza Mons. Vincenzo Paglia, e il Preside, Mons. Pierangelo Sequeri, per le loro parole, ed estendo la mia riconoscenza anche a tutti coloro che sono stati alla guida dell’Istituto.

1. La lungimirante intuizione di San Giovanni Paolo II, che ha fortemente voluto questa istituzione accademica, oggi può essere ancora meglio riconosciuta e apprezzata nella sua fecondità e attualità. Il suo sapiente discernimento dei segni dei tempi ha restituito con vigore all’attenzione della Chiesa, e della stessa società umana, la profondità e la delicatezza dei legami che vengono generati a partire dall’alleanza coniugale dell’uomo e della donna. Lo sviluppo che l’Istituto ha avuto nei cinque continenti conferma la validità e il senso della forma “cattolica” del suo programma. La vitalità di questo progetto, che ha generato una istituzione di così alto profilo, incoraggia a sviluppare ulteriori iniziative di colloquio e di scambio con tutte le istituzioni accademiche, anche appartenenti ad aree religiose e culturali diverse, che sono oggi impegnate a riflettere su questa delicatissima frontiera dell’umano.

2. Nella congiuntura attuale, i legami coniugali e famigliari sono in molti modi messi alla prova. L’affermarsi di una cultura che esalta l’individualismo narcisista, una concezione della libertà sganciata dalla responsabilità per l’altro, la crescita dell’indifferenza verso il bene comune, l’imporsi di ideologie che aggrediscono direttamente il progetto famigliare, come pure la crescita della povertà che minaccia il futuro di tante famiglie, sono altrettante ragioni di crisi per la famiglia contemporanea. Ci sono poi le questioni aperte dallo sviluppo delle nuove tecnologie, che rendono possibili pratiche talvolta in conflitto con la vera dignità della vita umana. La complessità di questi nuovi orizzonti raccomanda un più stretto legame tra l’Istituto Giovanni Paolo II e la Pontificia Accademia per la Vita. Vi esorto a frequentare coraggiosamente queste nuove e delicate implicazioni con tutto il rigore necessario, senza cadere «nella tentazione di verniciarle, di profumarle, di aggiustarle un po’ e di addomesticarle» (Lettera al Gran Cancelliere della Pont. Università Cattolica Argentina, 3 marzo 2015).

L’incertezza e il disorientamento che toccano gli affetti fondamentali della persona e della vita destabilizzano tutti i legami, quelli famigliari e quelli sociali, facendo prevalere sempre più l’“io” sul “noi”, l’individuo sulla società. E’ un esito che contraddice il disegno di Dio, il quale ha affidato il mondo e la storia alla alleanza dell’uomo e della donna (Gen 1,28-31). Questa alleanza – per sua stessa natura – implica cooperazione e rispetto, dedizione generosa e responsabilità condivisa, capacità di riconoscere la differenza come una ricchezza e una promessa, non come un motivo di soggezione e di prevaricazione.

Il riconoscimento della dignità dell’uomo e della donna comporta una giusta valorizzazione del loro rapporto reciproco. Come possiamo conoscere a fondo l’umanità concreta di cui siamo fatti senza apprenderla attraverso questa differenza? E ciò avviene quando l’uomo e la donna si parlano e si interrogano, si vogliono bene e agiscono insieme, con reciproco rispetto e benevolenza. E’ impossibile negare l’apporto della cultura moderna alla riscoperta della dignità della differenza sessuale. Per questo, è anche molto sconcertante constatare che ora questa cultura appaia come bloccata da una tendenza a cancellare la differenza invece che a risolvere i problemi che la mortificano.

La famiglia è il grembo insostituibile della iniziazione all’alleanza creaturale dell’uomo e della donna. Questo vincolo, sostenuto dalla grazia di Dio Creatore e Salvatore, è destinato a realizzarsi nei molti modi del loro rapporto, che si riflettono nei diversi legami comunitari e sociali. La profonda correlazione tra le figure famigliari e le forme sociali di questa alleanza – nella religione e nell’etica, nel lavoro, nell’economia e nella politica, nella cura della vita e nel rapporto tra le generazioni – è ormai un’evidenza globale. In effetti, quando le cose vanno bene fra uomo e donna, anche il mondo e la storia vanno bene. In caso contrario, il mondo diventa inospitale e la storia si ferma.

3. La testimonianza della umanità e della bellezza dell’esperienza cristiana della famiglia dovrà dunque ispirarci ancora più a fondo. La Chiesa dispensa l’amore di Dio per la famiglia in vista della sua missione d’amore per tutte le famiglie del mondo. La Chiesa – che si riconosce come popolo famigliare – vede nella famiglia l’icona dell’alleanza di Dio con l’intera famiglia umana. E l’Apostolo afferma che questo è un grande mistero, in riferimento a Cristo e alla Chiesa (cfr Ef 5,32). La carità della Chiesa ci impegna pertanto a sviluppare – sul piano dottrinale e pastorale – la nostra capacità di leggere e interpretare, per il nostro tempo, la verità e la bellezza del disegno creatore di Dio. L’irradiazione di questo progetto divino, nella complessità della condizione odierna, chiede una speciale intelligenza d’amore. E anche una forte dedizione evangelica, animata da grande compassione e misericordia per la vulnerabilità e la fallibilità dell’amore fra gli esseri umani.

E’ necessario applicarsi con maggiore entusiasmo al riscatto – direi quasi alla riabilitazione – di questa straordinaria “invenzione” della creazione divina. Questo riscatto va preso sul serio, sia nel senso dottrinale che nel senso pratico, pastorale e testimoniale. Le dinamiche del rapporto fra Dio, l’uomo e la donna, e i loro figli, sono la chiave d’oro per capire il mondo e la storia, con tutto quello che contengono. E infine, per capire qualcosa di profondo che si trova nell’amore di Dio stesso. Riusciamo a pensare così “in grande”? Siamo convinti della potenza di vita che questo progetto di Dio porta nell’amore del mondo? Sappiamo strappare le nuove generazioni alla rassegnazione e riconquistarle all’audacia di questo progetto?

Siamo certo ben consapevoli del fatto che anche questo tesoro noi lo portiamo “in vasi di creta” (cfr 2 Cor 4,7). La grazia esiste, come anche il peccato. Impariamo perciò a non rassegnarci al fallimento umano, ma sosteniamo il riscatto del disegno creatore ad ogni costo. E’ giusto infatti riconoscere che a volte «abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario» (Esort. ap. postsin. Amoris laetitia, 36). La giustizia di Dio risplende nella fedeltà alla sua promessa. E questo splendore, come abbiamo imparato dalla rivelazione di Gesù, è la sua misericordia (cfr Rm 9,21-23).

4. Il duplice appuntamento sinodale dei Vescovi del mondo, cum Petro e sub Petro, ha concordemente manifestato la necessità di ampliare la comprensione e la cura della Chiesa per questo mistero dell’amore umano in cui si fa strada l’amore di Dio per tutti. L’Esortazione apostolica Amoris laetitia fa tesoro di questo ampliamento e sollecita l’intero popolo di Dio a rendere più visibile ed efficace la dimensione famigliare della Chiesa. Le famiglie che compongono il popolo di Dio ed edificano il Corpo del Signore con il loro amore, sono chiamate ad essere più consapevoli del dono di grazia che esse stesse portano, e a diventare orgogliose di poterlo mettere a disposizione di tutti i poveri e gli abbandonati che disperano di poterlo trovare o ritrovare. Il tema pastorale odierno non è soltanto quello della “lontananza” di molti dall’ideale e dalla pratica della verità cristiana del matrimonio e della famiglia; più decisivo ancora diventa il tema della “vicinanza” della Chiesa: vicinanza alle nuove generazioni di sposi, perché la benedizione del loro legame li convinca sempre più e li accompagni, e vicinanza alle situazioni di debolezza umana, perché la grazia possa riscattarle, rianimarle e guarirle. L’indissolubile legame della Chiesa con i suoi figli è il segno più trasparente dell’amore fedele e misericordioso di Dio.

5. Il nuovo orizzonte di questo impegno vede certamente convocato, in un modo del tutto speciale, il vostro Istituto, che è chiamato a sostenere la necessaria apertura dell’intelligenza della fede al servizio della sollecitudine pastorale del Successore di Pietro. La fecondità di questo compito di approfondimento e di studio, in favore di tutta la Chiesa, è affidata allo slancio della vostra mente e del vostro cuore. Non dimentichiamo che «anche i buoni teologi, come i buoni pastori, odorano di popolo e di strada e, con la loro riflessione, versano olio e vino sulle ferite degli uomini» (3 marzo 2015). Teologia e pastorale vanno insieme. Una dottrina teologica che non si lascia orientare e plasmare dalla finalità evangelizzatrice e dalla cura pastorale della Chiesa è altrettanto impensabile di una pastorale della Chiesa che non sappia fare tesoro della rivelazione e della sua tradizione in vista di una migliore intelligenza e trasmissione della fede.

Questo compito chiede di essere radicato nella letizia della fede e nell’umiltà di un gioioso servizio alla Chiesa. Della Chiesa che c’è, non di una Chiesa pensata a propria immagine e somiglianza. La Chiesa viva in cui viviamo, la Chiesa bella alla quale apparteniamo, la Chiesa dell’unico Signore e dell’unico Spirito alla quale ci consegniamo come «servi inutili» (Lc 17,10), che offrono i loro doni migliori. La Chiesa che amiamo, affinché tutti possano amarla. La Chiesa in cui ci sentiamo amati oltre i nostri meriti, e per la quale siamo pronti a fare sacrifici, in perfetta letizia. Dio ci accompagni in questo cammino di comunione che faremo insieme. E benedica sin d’ora la generosità con la quale vi accingete a seminare il solco che vi è affidato.

Grazie!

L’invito di Carlo Maria Martini agli sposi

Il 15 febbraio di 90 anni fa nasceva Carlo Maria Martini: lo ricordiamo con un brano tratto dal libro La famiglia alla prova, in promozione fino a fine febbraio.

«Il Signore chiama solo per rendere felici. Le possibili scelte di vita, il matrimonio e la vita consacrata, la dedizione al ministero del prete e del diacono, l’assunzione della professione come una missione possono essere un modo di vivere la vocazione cristiana se sono motivate dall’amore e non dall’egoismo, se comportano una dedizione definitiva, se il criterio e lo stile della vita quotidiana è quello del Vangelo.

La prima è quella di essere marito e moglie, papà e mamma. L’inerzia della vita con le sue frenesie e le sue noie, il logorio della convivenza, il fatto che ciascuno sia prima o poi una delusione per l’altro quando emergono e si irrigidiscono difetti e cattiverie, tutto questo finisce per far dimenticare la benedizione del volersi bene, del vivere insieme, del mettere al mondo i figli e introdurli nella vita. L’amore che ha persuaso al matrimonio non si riduce all’emozione di una stagione un po’ euforica, non è solo un’attrazione che il tempo consuma. L’amore sponsale è vocazione: nel volersi bene, marito e moglie possono riconoscere la chiamata del Signore.

Il matrimonio non è solo la decisione di un uomo e di una donna: è la grazia che attrae due persone mature, consapevoli, contente, a dare un volto definitivo alla propria libertà. Il volto di due persone che si amano rivela qualcosa del mistero di Dio. Vorrei pertanto invitare a custodire la bellezza dell’amore sponsale e a perseverare in questa vocazione: ne deriva tutta una concezione della vita che incoraggia la fedeltà, consente di sostenere le prove, le delusioni, aiuta ad attraversare le eventuali crisi senza ritenerle irrimediabili.

Chi vive il suo matrimonio come una vocazione professa la sua fede: non si tratta solo di rapporti umani che possono essere motivo di felicità o di tormento, si tratta di attraversare i giorni con la certezza della presenza del Signore, con l’umile pazienza di prendere ogni giorno la propria croce, con la fierezza di poter far fronte, per grazia di Dio, alle responsabilità. Non sempre gli impegni professionali, gli adempimenti di famiglia, le condizioni di salute, il contesto in cui si vive, aiutano a vedere con lucidità la bellezza e la grandezza di questa vocazione. È necessario reagire all’inerzia indotta dalla vita quotidiana e volere tenacemente anche momenti di libertà, di serenità, di preghiera.

Invito pertanto a pregare insieme: una preghiera semplice per ringraziare il Signore, per chiedere la sua benedizione per sé, i figli, gli amici, la comunità: qualche Ave Maria per tutte quelle attese e quelle pene che forse non si riescono neppure a dire tra i coniugi.

Invito ad aver cura di qualche data, a distinguerla con un segno, come una visita a un santuario, una messa anche in giorno feriale, una lettera per dire quelle parole che inceppano la voce: la data del matrimonio, quella del battesimo dei figli, quella di qualche lutto familiare, tanto per fare qualche esempio.

Invito a trovare il tempo per parlare l’uno all’altro con semplicità, senza trasformare ogni punto di vista in un puntiglio, ogni divergenza in un litigio: un tempo per parlare, scambiare delle idee, riconoscere gli errori e chiedersi scusa, rallegrarsi del bene compiuto, un tempo per parlare passeggiando tranquillamente la domenica pomeriggio, senza fretta. E invito a stare per qualche tempo da soli, ciascuno per conto suo: un momento di distacco può aiutare a stare insieme meglio e più volentieri.

Invito infine gli sposi ad avere fiducia nell’incidenza della loro opera educativa: troppi genitori sono scoraggiati dall’impressione di una certa impermeabilità dei loro figli, che sono capaci di pretendere molto, ma risultano refrattari a ogni interferenza nelle loro amicizie, nei loro orari, nel loro mondo. La vocazione dei genitori a educare è benedetta da Dio: perciò occorre che essi trasformino le loro apprensioni in preghiera, meditazione, confronto pacato. Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto. Educare è una grazia che il Signore fa: occorre accoglierla con gratitudine e senso di responsabilità. Talora richiederà pazienza e amabile condiscendenza, talora fermezza e determinazione, talora, in una famiglia, capita anche di litigare e di andare a letto senza salutarsi: ma non bisogna perdersi d’animo, non c’è niente di irrimediabile per chi si lascia condurre dallo Spirito di Dio. Ed esorto ad affidare spesso i figli alla protezione di Maria, a non tralasciare una decina del rosario per ciascuno di loro, con fiducia e senza perdere la stima né di se stessi né dei propri figli. Educare è diventare collaboratori di Dio perché ciascuno realizzi la sua vocazione».

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